Taranta Rider

16. Salviamo la Tarantella Calabrese

Grazie ai media nazionali, che propagandano questa visione della danza tradizionale la ragazza calabrese, meschina, si é confusa e non sa che non é cosi’ che si danza la Tarantella della Calabria.

Francamente, qui in redazione ci stiamo chiedendo che cosa abbia mangiato questa ragazza prima, durante e forse anche dopo la pubblicazione di questo video

Il video é consigliatissimo per le location scelte: un parcheggio, l’asfalto cocente, il prato in aperta campagna e il garage con tanto di moto…che viene accarezzata…durante la danza…Anche la scelta dei costumi mi ha impressionato, non vedevo questo tipo di colpi di sole dagli anni 90.


tarantelle avvelenate© riproduzione riservata

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Taranta & Veline

10. Striscia La Pizzica 

TARAVV

Il termine “velina” nasce per le “sexy ragazze” della trasmissione televisiva italiana Striscia la notizia, assume in seguito un senso dispregiativo. Si parla addirittura di “velinismo” come fenomeno. Non c’é forse da stupirsi se anche nel mondo della danza popolare é presente questa sfumatura, questa scelta di campo.

Tuttavia, la storia di questa musica, ma sopratutto la storia della danza della pizzica, é legata ad una sofferenza dove é implcata la stessa femminilità. La danza della pizzica veniva utilizzata per esclamare la propria presenza attraverso il corpo agli occhi di mondo, che preferiva ignorare le esistenze fragili e complicate delle tarantate. (Leggete il libro di Ernesto De Martino, La terra del Rimorso!)

Questo atteggiamento velinistico rappresenta la degenerazione dell’utilizzo del corpo femminile: un’operazione culturale che leggittima donne che fanno di sé una nuova moderna (?) figura del mercato, con l’ambizione di avere visibilità e successo dissociati da ogni competenza. Il corpo è l’ impresa da mettere a frutto, nient’altro.

Verso questo approccio alla danza della pizzica non ho pensieri ironici, piuttosto nutro una seria preoccupazione sull’orizzonte di buona parte di una generazione, sul senso stesso della vita, dell’essere donna da parte di chi mette in atto questo tipo di operazioni.

Sicuramente in nessun modo tutto cio’ puo’ avvicinarsi al percorso culturale e nemmeno alla memoria della danza cosidetta popolare. Non si tratta di moralismo, ma di amore per la coerenza (e per la conoscenza, per l’assenza di superficialità, per il rispetto del corpo e della dignità).

Fortunatamente la tarantella non perdona. E noi nemmeno!

Ecco nel video che segue quali effetti collaterali il velinismo puo’ causare unito alla danza della pizzica. Se ci riuscite guardate l’esibizione fino alla fine (coraggio!), negli ultimi fotogrammi potrete vedere l’ennesima apoteosi protolesbo, cliché di tutti i video delle pizzicarelle ammiccanti. Manca solo il Gabibbo, il quale avrebbe reso sicuramente le cose più interessanti.


 

tarantelle avvelenate 2013 © riproduzione riservata

| TARANTA in ESCLUSIVA |

0. Unta dalla Taranta

Eleonora Scopelliti  si diploma ballerina nel 2000 al Teatro dell’Opera di Roma. Ha ballato in molti programmi televisivi tra cui : Buona Domenica, C’è posta per te, Domenica In, La Corrida e Amici.
Sposata dal 2006 con il modello Humberto Gatto, è molto ammirata dagli uomini ed invidiata dalle donne per i suoi duetti con il ballerino Kledi Kadiu, confessa alla stampa di pensare al marito Humberto mentre balla con il bel Kledi.

Chissà a cosa pensava invece Eleonora mentre girava lo spot Divani e Divani (questa volta é la ditta ad essere pugliese) dedicato al Salento e alla pizzica. Purtroppo – non sappiamo perché – lo spot é stato rimosso dal web, per cui noi dello staff ci siamo preocuppati di caricarlo di nuovo, ma l’unico fan (di Eleonora) in possesso del video ha fatto dei tagli irrecuperabili. Tuttavia l’atmosfera surreale e allucinante che caratterizza la prima ESCLUSIVA di tarantelle avvelenate, puo’ essere comunque compresa.

Il nesso che collega la danza della pizzica ad un divano, oppure alla serie di divani enormi che circondano la ballerina non é proprio immediato. Su ognuno dei divani c’é un povero suonatore col suo tamburellino, siccome ha l’abito tradizionale non lo fanno sedere comodo (se no si sporca: il divano é bianco!) e quindi deve stare sul bracciolo. Poi ci sono degli uomini seduti che non fanno niente, com’é giusto quando uno si siede sul divano. Ad essere fuori contesto  é  appunto la ballerina che danza questa inspiegabile pseudo pizzica, agitandosi molto forse a causa della ingente quantità di olio  spalmato addosso.

Io una cosi’, unta come una limaccia, non la farei sedere su un divano bianco, farei sedere invece il povero suonatore col suo tamburellino, anche se ha l’abito tradizionale. Non é di questo avviso chi ha concepito questa “coreografia” che finisce cosi’, con un bel tonfo di Eleonora e la prova del poggiapiedi automatico.


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tarantelle avvelenate 2013 © riproduzione riservata

Perché la Taranta é la Taranta

09. San Remo

Bianca Guaccero nasce e cresce a Bitonto (Bari), debutta nel cinema con il film Terra bruciata (1999). Nel 2008, insieme a Andrea Osvárt, affianca Pippo Baudo e Piero Chiambretti alla conduzione del 58º Festival di Sanremo. E’ in questa occasione che il volto televisivo, noto per grandi (suc)cessi come “Capri” e la versione fiction di “Filumena Marturano” (!), decide di interpretare la “danza della mia terra che mi riavvicina  alle mie radici e mi fa sentire viva“: la Taranta. Ovviamente la soubrette parla della Pizzica, la tarantella pugliese legata al fenomeno del tarantismo. Taranta é il nome del ragno e non indica purtroppo nessuna danza tradizionale.

Vestita da spagnola, munita di ben due gonne intercambiali fra loro, Taranta-Guaccero arriva già sconvolta sul palco, invoca Santo Paolo e compie certe piroette da far invidia a Raffaella Carrà negli anni d’oro. Si percepisce lo sforzo di portare a termine la delirante coreografia di Gino Landi, densa di scene porno soft che più che la tarantella, ricordano il Bagaglino.

Tutt’intorno zompano i danzatori , che a turno passano sulla Taranta-Guaccero, tutt’intenta a piroettare, pero’ con i capelli perfettamente in ordine. Il tutto finisce con un urlo demoniaco (registrato!) e tanti applausi, purtroppo veri.

Perché la Taranta é la Taranta.

tarantelle avvelenate 2013 © riproduzione riservata

TARANTA III

11. La Pizzica in abito Tradizionale e una bella Tammurriata Di Napoli

In questo video c‘è Lei, La Pizzicarella che cammina per le strade con un improbabile cinturone anni 80, trova un flauto e comincia a suonare qualcosa di strano (su cui sorvoliamo perché ci occupiamo di danza) e d’improvviso compaiono i ballerini. La Pizzicarella si trasforma in “signorina buonasera”, ovviamente le cose che dice sono assurdità complete:

  1. la “pizzica d’amore” é tradizionale (non é vero, l’affermazione non é corretta e vi consiglio di leggere Roberto De Simone)
  2. i vestiti (gonnelloni bianchi) sono tradizionali (non é vero, a quale tradizione ci si riferisce? se si parla di tarantismo a seconda del contesto le donne ballavano anche con i pigiami dell’epoca, altrimenti era il vestito della festa o quello di tutti i giorni, che non era assolutamente bianco)
  3. la Tammurriata viene da Napoli (non é vero, piuttosto dalla zona vesuviana, dell’agro nocerino sarnese)

Dopo questa lista di pensieri arbitrari assistiamo ormai inermi alla pizzica finale, in cui il maschio annusa intensamente il foulard tradizionale, e la danzatrice riesce a dare veramente il peggio di se.

Tutti i danzatori/trici che nel video agitano le manine secondo le movenze tradizionali della pizzica d’amore, vi avviso: se mai verrete a lezione da me non potro’ garantire l’incolumità delle vostre falangine e falangette.


 

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SALSIFICAZIONI

 07. Salviamo la Tarantella del Gargano!

Tra le musiche e le danze che compongono la scaletta del gruppo folk-tradizionale medio non manca mai la splendida melodia della Tarantella del Gargano, con conseguente performance di danza. Questa melodia romantica e malinconica, segna un respiro rispetto ai ritmi e ai movimenti forti e vorticosi di pizziche e tammurriate. Peccato che la danza proposta dalla maggior parte dei  “ballerini” che calcano i palchi del folkicidio estivo, invece soffoca in strane e improponibili “coreografie”che non hanno nulla a che vedere con la danza tradizionale  propria di una delle zone più belle della Puglia, tutt’ora  tramandata dagli anziani e che non condivide né i passi ne la postura del corpo di altre danze, come la tammuriata e la pizzica.

Nel video, due danzatori vestiti di bianco, come i membri di una setta new age o suicida americana, danno vita a una sorta di rituale pastorale “il risveglio della ninfa”, dove la ninfa giace a terra in attesa che il principe venga a svegliarla con un bacio.

Poi il principe balla la salsa, aggiungendo anche qualche movimento rubato alla tammuriata campana, felice e leggiadro perche la ninfa che intanto si è svegliata, ha preso a ballare anche lei la salsa del Gargano.

Esiste anche una versione musical, interpretata da Sandokan in persona:

Facendo ricerche sull’argomento abbiamo trovato tanti video davvero abberranti, dunque di questa salsificazione siete colpevoli tutti (tutte!)

Eppure la tarantella nella sua sostanza cruda, tradizionale e cosi’ bella. Ecco le prove.


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Pizzica Futuristica

03. Pizzica Futuristica Emma La Notte Della Taranta Lu Rusciu Te Lu Mare

Che la Notte della Taranta sia diventato il “primo maggio” estivo di tutti i pizzicarelli e pizzicarelle, non è più una novità;  che sia anche la sede di contaminazioni musicali a tutto spiano (alcune validissime, come quelle proposte nel passato da Ludovico Einaudi) diventate poi matrimoni forzati, è una caratteristica delle ultime edizioni.

Nel 2013 la notte decide di scalare addirittura le Hit Parade, coinvolgendo in qualità di ospite d’onore la “cantante” Emma Marrone, frutto delle operazioni televisive del genio (del male) Maria De Filippi.

Il giovane talento, di origine salentina, interpreta il cavallo di battaglia della musica popolare degli ultimi anni, Lu rusciu te lu mare, cominciando la sua performance con l’espressione affranta e la mimica degna di un vigile, oltre all’abbigliamento pseudo rock-lesbochic. Tale è lo sforzo, subito si produce in penosi sospiri, dimostrando qualità canore estremamente discutibili. Ma  il peggio deve arrivare: coll’incalzare della musica Emma perde ogni inibizione, crede di essere al concerto di Gianna Nannini e comincia a pogare (da sola). Dietro di lei la scenografia è degli sguardi allibiti degli stessi orchestrali, intanto Emma si da pure una strizzatina alle tette (punk is not dead…)

E’ verso la fine di questa inspiegabile interpretazione che la cantante, forse colta da un malore, si getta in terra urlando e mimando addirittura le mosse di qualche pseudo tarantata. Il risultato ricorda un cane  arrabbiato, tutta la poesia finisce a mare.

Mentre mi interrogogo su come la direzione artistica abbia potuto permettere un tale stupro, Cielo interrompe la diretta, nell’aria ritorna la calma della sera: per  fortuna mia e di Emma sono a milioni di km da Melpignano. Anche perché il delirio continua con l’interpretazione di “L’acqua della fontana” e di “Kalinifta”, pezzo finale insieme a tutti gli artisti.

Emma ha imbruttito una delle canzoni più belle della sua stessa cultura riempiendola di volgarità gratuita e vocalizi inutili. 

Grazie  all’intervista che segue – dopo aver dubitato delle doti canore della nostra e averne deriso le doti performative – possiamo dire con certezza che neanche l’uso corretto della lingua italiana fa parte delle qualità di Emma.

Non é la prima volta che Emma testimonia il suo affetto per le tradizioni della sua terra, c’é di peggio: Ecco le PROVE


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